Ascensore elettrico Stigler del 1908

Grazie alla azienda ASCOOP di Trieste ASCOOP ASCENSORI possiamo ammirare quasi tutta la meccanica di uno dei primissimi ascensori Stigler elettrici a tamburo del 1908. Mancano solo le guide (già in metallo) e l’arcata.

Come da contratto, l’ascensore è un due fermate alimentato da tensione trifase 105Volt 42Hz con velocità di 0,5m/s portata 225kg 3 persone e corsa 19 metri, comando di chiamata elettrico in cabina ed ai piani, cabina in mogano con panca in velluto.

Trattandosi di uno dei primissimi ascensori elettrici il quadro elettrico è ancora primordiale rispetto a quelli a cui siamo abituati adesso. Il quadro elettrico poi è di tipo distribuito intorno al motore per permettere di attuare tutti i levelismi/attuatori meccanici. Il quadro è distribuito su diverse piastre di marmo.

Il freno agisce aprendo due ceppi indipendenti che agiscono su di un tamburo che per la sua forma diversa da quella piatta a cui siamo abituati, sembra quasi un sistema a disco.

Il sistema di controllo della posizione della  cabina è realizzato mediante un disco demoltiplicato rispetto al numero di giri del motore sul quale sono montati due finecorsa regolabili che hanno lo scopo di spostare meccanicamente un invertitore. Il sistema è simile al sistema con invertitori di piano. Quando si chiama la cabina mediante il pulsante di chiamata in cabina o al piano, si attiva il relè di chiamata che va in autoritenuta. Il circuito si chiude sull’attivazione del freno che a sua volta, mediante delle leve attiva i contattori di piano.

Gli extracorsa, tramite una leva azionata sempre dal gruppo selettore di piano, provvede a togliere completamente l’alimentazione.

Tutto il circuito di manovra funziona in corrente alternata.

L’impianto è corredato del cartello di uso che veniva applicato all’interno della cabina, dal manuale di manutenzione sul quale si prevedeva una manutenzione ogni settimana e da un regio regolamento timbrato dal prefetto di Trieste.

Un sentito ringraziamento alla azienda ASCOOP per averci permesso di ammirare questi cimeli di archeologia industriale.